Dall’ufficio a casa sono dieci chilometri. Qualche volta torno a piedi solo per ingannare la routine. L’alienazione è una minaccia continua in una città dove si vive per lavorare. Ora capisco perché noi italiani non siamo bravi lavoratori. Ci piace la pausa caffè, la sigaretta dopo la pausa, la chiacchierata dopo la sigaretta, la sosta al bagno dopo la chiacchierata. Ci godiamo la vita a sorsi lenti, specialmente noi napoletani. Ho sempre pensato di essere una stacanovista, ma nel sangue persiste la traccia onesta, disarmante, dell’essere culturalmente figlia del mio paese, anche se geograficamente e razionalmente non posso più appartenergli.

Beviamo birra ai tavoli dei patio. Rossa, forte, amara. E’ un maggio aspro, il vento imperversa sui pensieri macerati a bagno nel tempo, nella malinconia, nella dimenticanza di noi stesse. Si chiudono porte sul raziocinio, e si aprono porte sul cuore. Rincorro me stessa negli angoli più bui della mia persona. Una caccia al topo. I moscerini ti distraggono da pensieri futili. Li segui con gli occhi. Lo sguardo è lo stesso, ma diverso. Le parole sono le stesse, ma diverse. Sediamo, e torniamo a conoscerci dopo mesi. Tutto questo tempo che è passato e ha spirato sui nostri pensieri, deportandoci in luoghi della vita a cui non pensavamo di poter accedere. Ridiamo della nostra stessa condizione di desolazione. Siamo arrivate agli antipodi. Dagli estremi della mia durezza e dei tuoi esperimenti di libertà, ci ritroviamo ancora qui a condividere qualcosa. Un linguaggio antico, gli errori, l’ingenuità di dialoghi costruiti ai margini delle nostre competenze linguistiche. Ci impressioniamo a vicenda. Non so dove potrà portarci questo stupore. Qualunque luogo sia, non sto cercando di costruirlo per noi, o di conoscerlo prima che ci arriviamo insieme.

Qualunque cosa si stia smuovendo dentro di me, la parte docile è sotto controllo. Sono troppo poco temeraria, e troppo poco avventurosa per allentare la morsa del guinzaglio. E’ paradossale come proprio io, che ero alla ricerca di qualcosa, abbia deciso di restare senza nulla, e proprio tu che non volevi niente sia scesa a compromessi. Mentre interrogo l’ironia della vita, già so che le risposte non mi piaceranno.

Su tutti i dubbi scorrono fiumi di alcol. Basterà, o non basterà, la mia anestesia di una notte. Ti basterà, o forse non ti basterà, l’anestesia di questi mesi di assenza. Intanto rifletto sulla pericolosa incompletezza, rannicchiata nei buchi neri della mia anima, che si risveglia quando forzo la mia misantropia a mitigarsi con una compagnia. Rifletto silenziosamente su quello che credevo vero, e non lo è. Su quello che credevo finto, e non lo è mai stato.

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