Così è. La primavera che arriva con il profumo di mimosa dal giardino, i gatti che dormono al sole, questi pomeriggi che si fanno più lunghi. Tutto uguale, e tutto diverso. Anche la neve si scioglie, e sotto al ghiaccio torna a fluire l’acqua corrente.

Distanze che si consolidano in lunghi, enormi silenzi che lasciano trapelare solo l’assenza di cui sono fatti. Oltre la frontiera del virtuale c’è solo uno specchio dove le parole si infrangono e tornano indietro spezzate in mille echi. Dall’altra parte non c’è nessuno sguardo, nessuna comunicazione a doppio senso. Solo un filo tranciato. Di notte la voce si annienta nei sogni. Sono qui e altrove, assente a me stessa, qualche volta ritrovata, qualche volta perduta ancora.

Bevo alla mia salute, al filo spinato che mi recinta il cuore. Al campo minato dove non voglio più camminare.

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