Tra la sveglia e il lavoro c’è un momento di transito in cui passano tutti i pensieri. Il cuore va sempre nella stessa direzione. C’è una coerenza infinita in quello che sente, anche quando è irrazionale, e perso, e distrutto. C’è una coerenza infinita nei sogni, nella memoria, quando parla attraverso i desideri, le distrazioni, i lapsus dell’anima. L’ossessione del controllo è finita. Mi sono abbandonata al tempo, alla consapevolezza che funzionano solo le cose che lasci andare, quelle che non cerchi di incanalare nel circuito delle pianificazioni e dei progetti di vita.

Tutto quello che sono ha subito una radicale rivoluzione emotiva. In questo altrove, tra chi ero e chi sarò, solo il cuore è vero. Sotto il ghiaccio, sotto chilometri di annichilazione e di censura, la parte docile resiste all’insofferenza, alla mancanza, all’insoddisfazione. All’attesa di un’altra partenza, di un ritorno ad un posto altro da quello che ho conosciuto la prima volta, e ancora diverso da quello che ho lasciato l’ultima.

Non c’è niente che si possa fare per controllare quest’assenza, per ribellarsi all’esilio ognuna dalla vita dell’altra. Per rompere il silenzio e dirci che non ci siamo cancellate a vicenda dalla superficie porosa del cuore, o che l’abbiamo fatto. Ti ho già teso la mia mano una volta.

Siamo così. Due schegge che viaggiano distanti, in direzioni opposte. E forse, forse, se il mondo è veramente tondo come dicono, si rincontreranno dopo aver finito ognuna il proprio giro.

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