Sketch

Alle sette e mezza a Queen’s Park l’aria è piena d’ossigeno. Toronto è una città che non si sveglia di colpo, e non perché qua la gente è pigra, ma solo perché la vita non finisce mai. E’ un ciclo continuo, una circonferenza accartocciata su se stessa.

Quando scendo di casa l’appartamento lo lascio aperto per due ragioni: la prima è che non so dove mettere le chiavi (non c’è cosa più ridicola al mondo che correre con una borsetta a tracolla, cosa che ho fatto il primo giorno, prima di rendermi conto di quanto fosse poco funzionale) e la seconda è che nessuno ci penserebbe mai ad entrarti in casa, rubarti il portafogli o rovistare nei cassetti della biancheria. Forse il punto è che le persone in città lavorano sul serio, e sono pagate anche bene, e pure se per certi versi la vita può risultare un po’ cara, loro vivono felici e spensierati perché le strade sono pulite, l’aria è respirabile anche se sono in una metropoli, e, se non vuoi camminare, per cinque dollari fitti una bicicletta per l’intera giornata e puoi anche lasciarla dall’altro capo della città perché ci sarà sempre gente che verrà a prenderla, di notte, e la riporterà indietro per te, e ne sarà anche felice.

La cultura freme in mezzo a queste strade: le biblioteche restano aperte fino alle 22, la domenica però solo mezza giornata, e dentro c’è sempre qualcuno che sfoglia riviste, legge libri per puro piacere, o studia freneticamente per qualche esame. La cosa che mi piace di più di questa gente è che potrebbe passare ore su una panchina del parco, o ad una scrivania, o camminare per chilometri, sempre con uno di quei bicchieri di cartone in mano che mi affascinano tanto: perché noi questa cultura di bere mentre camminiamo, bere per piacere, intendo, non ce l’abbiamo proprio. Noi dobbiamo stare seduti al bar per prendere l’aperitivo, o, se proprio abbiamo fretta, ci prendiamo un caffè al banco e via.

La loro è una vita strutturata in solitario, questo sì: quando vai a fare la spesa al supermercato è straordinaria la verietà di pietanze in monoporzione usa e getta che trovi, e se ci pensi è giusto così: tanto per cominciare non sono spreconi come noi, che compriamo quantità industriali di cibo finché i nostri frigoriferi non traboccano di roba che andrà presto a male, e poi perché a loro piace mangiare un buon tramezzino con la verdura fresca, o un’insalata di pollo, o una tagliata di frutta, anche quando sono in ufficio e se non hanno tempo di prepararla a casa perché mai dovrebbero spendere il doppio dei soldi andando al fastfood all’angolo? Non che ci sia enorme differenza, sia chiaro. Qui puoi mangiare qualunque cosa, a qualunque ora del giorno e della notte spendendo quanto ti pare. A trecento metri da casa mia, ad esempio, c’è un pub che non chiude mai, un supermercato 24×7 no stop e starbucks che resta aperto fino alle tre del mattino. Mi piace la città che non si ferma, mi piace pensare che se ho bisogno di qualcosa e mi viene in mente mentre dormo, posso sempre scendere, in pigiama, ovviamente, e andare a prenderla. E anche se non lo farò, è bello sapere che potrei…

 

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2 comments

  1. Great Post!

  2. K4mpid · gennaio 31, 2012

    Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato quando giro per il mondo è il camminare con il bicchiere di caffè/cioccolato/cappuccino caldo in mano. Ti sembrerò strana, ma per me era sintomo di città: lavoro, relazioni, chiachiere, gente, calore, ristoro…e soprattutto PROFUMO.
    Profumo di di vita che ti porti dietro ovunque tu debba andare, qualunque cosa tu debba fare.
    Ed ognuno porta con se un profumo suo personale, io cioccolattoso, tu di tè…fino ad incontrarci in un luogo comune dove i profumi si mescoleranno e verrà fuori la nostra mescolanza.
    Vuoi o non vuoi ci saremo scambiati un essenza…

    Sono con te, mi piace/piacerebbe questa vita.
    Anche se alle volte la pandemica identità napoletana salta fuori senza freno…e puff via tutto il fascino della scenografia oltreoceanica.
    un abbraccio
    i.

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