Dal quaderno degli appunti.

"Ho amato la tua tenerezza, un dolcissimo nocciolo di autenticità sommerso da veli e veli di intransigenza, da un’urgenza di controllo assoluto e dalla paura degli stordimenti più insidiosi dell’amore, della passione sbagliata, del sentimento inatteso, inappropriato, ingiusto. La tua persona ha avuto un impatto così profondo sulla mia percezione di bellezza che non sono più riuscito a scindere il concetto stesso di attrazione e piacevolezza dall’immagine di te, dal tuo corpo magro, dalla tua ossatura sottile e leggera, dai tuoi occhi che si fanno lucidi quando ti senti coinvolta, dal tuo sorriso impacciato e dalle fossette che ti si creano ai lati della bocca; non è mai stato così intenso il senso di straniamento che ho provato le prime volte che mi hai lusingato, che mi hai commosso, che mi hai spiazzato, e non ho mai saputo arrossire così timidamente di fronte ad una tua richiesta di chiarimento dei miei sentimenti per te, o ad una tua dichiarazione d’amore e d’affetto. Quando sei stata lontana, ho desiderato così disperatamente il tuo ritorno che ho trascorso mesi ad approntare una lista sufficientemente esaustiva di tutte le mie colpe, proponendomi a te con aria sempre più sommessa, sempre più consapevole dei miei errori, ma al contempo con la voglia di rinnovarmi, di essere ancora centrale nella tua vita […] In certi momenti il desiderio di te è stato tormentoso. Sognavo di riconquistarti con un bacio e di indugiare sulle tue labbra sussurrandoti i segreti più indecenti della mia passione per te: la tua lingua aveva la consistenza di lenzuola di seta rosse, spiegazzate, stese al sole ad asciugare e il tuo profumo era un insulto alla mia lucidità. Facevamo l’amore sul sedile posteriore della mia auto, in posti troppo bui e desolati per essere raccontati; ti toglievo frettolosamente i vestiti e la tua pelle così chiara contro il grigio della tappezzeria rischiarava l’oscurità che ci inghiottiva. La sensazione del tuo seno turgido contro il mio petto accaldato mi faceva svegliare in una pozza di sudore malsano. Volevo liberarmi dell’indecenza di essere accolto tra le tue gambe, di bagnarmi del tuo piacere, di dover essere completamente invasato dai tuoi sospiri trattenuti, e dalle tue mani che ancora non avevano conosciuto il mio corpo, che ancora non avevano imparato a toccarlo. L’eccitazione mi costringeva ad un brusco risveglio, ma più mi addentravo nella riscoperta del sesso, più mi obbligavo ad un sonno profondo, per paura di dimenticare quanto fosse sfinente l’amore vissuto, quanto fosse urgente e al contempo fuggevole la possibilità di ritrovarmi a contatto con il tuo corpo accaldato. Quelle ore trascorse a ciondolare tra il desiderio di te e il senso di immobilità a cui mi costringevi non facevano che acuire il mio dissenso verso ciò che ancora non accadeva. Il pensiero della tua lingua a contatto con la mia, e della tua saliva che m’inumidiva la gola arsa mi distraeva da qualunque impegno e con indecorosa facilità. Non davo un freno alle fantasie più sfrenate, anzi, più erano disinibite, più mi ci crogiolavo, trascorrendo il dormiveglia nello sforzo di proiettare nella mente questo o quello scenario erotico, quasi come un adolescente davanti ad una ricca videoteca pornografica nascosta nell’armadio della propria stanza […]"

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2 comments

  1. Bristola · dicembre 21, 2009

    che dire…come sempre, questa citazione suscita esattamente le sensazioni di chi l\’ha scritta. Senza voler esagerare la definirei scrittura \’tattile\’.:)) saluti dal Medio Oriente 🙂

  2. Anna · dicembre 22, 2009

    wow scrittura tattile mi piace!!! stavo pensando che dovresti scrivere una recensione sulle mie poesie, così la metto sul blog e la passo a qualche testata nel caso dovessero chiedermela. Che ne dici?

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