Sulla felicità e sull’essere se stessi

"Capitano giorni in cui le cose che dico, quelle che scrivo, mi sembrano così inutili che smetterei all’istante di pronunciare parole o formulare pensieri se non fosse che, a volte, ho bisogno di un confronto con me stesso per uscire dai grovigli emotivi in cui mi intrappolo. Non sono certo un saggio, non dispenso consigli di cui non ho prima sperimentato la riuscita, cerco di non allarmarmi per cose banali e faccio caso alle tue parole più di quanto pensi, più di quanto ti aspetteresti, più di quanto vorresti. Stasera sono molto stanco. Parlandoti ti ho sentita distante, più distante di quando lo siamo effettivamente stati geograficamente; allora i miei viaggi mi portavano lontano da te, ma sempre più vicino al tuo cuore, sempre più al centro dei tuoi pensieri. Mentre ti ascoltavo, mi sentivo scivolare in un vuoto di incomprensioni e paure ed avevo come l’impressione che fossimo diventati due persone diverse rispetto a quelle che eravamo in partenza, rispetto ai modelli verso cui avanzavamo e rispetto a tutto ciò che ci prefiggevamo. Ho rimpianto la tua tenerezza, la tua capacità di capirmi e la spinta che mi spinge verso di te quando non ti ho vicina. Stasera ho avuto paura di starti accanto, paura di toccarti per essere bruciato dalla tua incandescenza; quando qualcosa ti ferisce, ti agiti come una tigre in gabbia e mordi, strappi la carne a chi ti si avvicina. Sono stato spesso ad un passo dall’essere divorato, ma poi è sempre arrivata la tregua a darmi il tempo di tranquillizzarti. Ho creduto nel potere curativo delle mie parole e nella tua capacità di darmi ascolto: ultimamente mi sento quasi sciocco quando ti parlo, come se quello che dico, quello che propongo, fosse insufficiente a colmare le tue lacune e risultasse fuori luogo rispetto a quello che vorresti sentirti dire. Mi hai accusato di vivere con i paraocchi ed io ti ho risposto che quando la persona che ami comincia a sputare fuoco e fiamme, non puoi far altro che proteggerti e girarti dall’altra parte perché se per un solo istante, uno solo, ammettessi che sta succedendo qualcosa di sbagliato, dovresti ripensare tutto da capo. Allora cerco di affrontare i momenti negativi col sorriso sulle labbra, di farti sentire amata e rispettata, sicura di ciò che hai attorno. Mi spiace se questi tentativi sono poi solo clamorosi fallimenti, ma io ce la metto davvero tutta. E te lo confesso con una sincerità e un’umiltà estrema, di cui quasi mi vergogno, perché è difficile anche ammettere che non riesco a fare abbastanza, che non riesco a fissare la tua felicità in questo caos che è adesso il presente.

Le prospettive sono sfocate, e non posso chiederti certezze: ne soffro, ma non te ne faccio una colpa. A volte basterebbe che ti lasciassi prendere la mano, senza dire una parola, e rispettassi il nostro silenzio. Sono proprio un bambino quando penso che mi mancano delle banalità, come un bigliettino scritto a penna, una melodia che fa venire i brividi, una vecchia fotografia da guardare sorridendo, la semplicità di ritornare insieme in un posto che abbiamo visto anni fa, una candela accesa in terrazzo, un bacio al mare. Certe sensazioni, certi slanci emotivi, non si possono costruire, hai ragione tu. E ci si può reinvetare in tanti, troppi modi, ma non si può vivere per la felicità di un altro, cosa che invece io faccio con te. Stasera non ho voglia della solita retorica, ci sono volte in cui il cinismo, l’asciuttezza delle parole contagia anche me e non sono capace di scrivere altro se non la cronaca di me stesso: io farei qualunque cosa per renderti felice, ma devi darmi una mano.

Mi manchi in un modo strano, molto più complesso di quanto ti aspetteresti adesso. Non aspetto un ritorno fisico, ma forse un ritorno emotivo, un incontro profondo. Vorrei ritrovarti com’eri e non vergognarmi di essere ancora come sono, perché ultimamente non faccio che sentirmi inadeguato, questa è la verità. So che non è un buon momento, per questo, ed è una ragione sufficientemente valida per aspettare, per stringere i denti e per starti vicino nel modo in cui desideri, e non fare altro, non muovere un muscolo per evitare di innescare un’indesiderata reazione a catena. Stai solo dormendo, io lo so, e spero che mi vorrai ancora qui quando deciderai di aprire gli occhi e tornare al mondo esattamente come sei."

P. Roth

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