Preludio

Penso alla giornata di oggi come ad un lungo sospiro. Davanti al lavoro concluso, rilegato e consegnato ho provato un indescrivibile senso di sollievo. Finché sono stata alla legatoria ancora mi tormentava il dubbio che qualcosa fosse andato storto, o fosse perennemente da sistemare, poi, improvvisamente, nel corso del mio ultimo ‘ricevimento’ da laureanda ho capito che dopotutto non era andata poi così male. Sono un’inguaribile perfezionista, me ne rendo conto. Domani è il mio compleanno e anche se ero certa che i miei ventiquattro anni sarebbero passati muti, sotto silenzio, ora so che l’energia che in questi giorni sto accumulando e che domani vedrà ancora un incremento non potrà che sprigionarsi il prossimo mercoledì. Me ne sono accora quando, stamattina, ero quasi sull’orlo delle lacrime per lo stress e l’urgenza di finire e non mi rendevo conto che in realtà è già finita e che mentre percorrevo a passo svelto spaccanapoli, nella calura di questo giorno di quasi fine giugno, portavo in mano la mia tesi, il resoconto di tutti gli spunti critici e creativi di questi mesi di riflessione su me stessa, sul mio metodo di analisi, sulle cose che ho appreso in questi anni di studio e su tutto ciò che potrò essere dopo. Prima mi era sembrata solo un ingombro pesante, da trasportare nel modo più indolore possibile fino a via duomo, poi, quando l’ho poggiata sulla scrivania, mi è apparsa per quello che realmente è, per il valore che ha per me adesso e che non posso descrivere in una pagina del mio blog, ma solo con un silenzio a cui sono così poco abituata e che stavolta mi sorprende. Forse perché prima di capire noi stessi e il lavoro che facciamo dobbiamo guardarci da fuori, dobbiamo rinnegarci.

Vorrei riuscire a stare immobile, al tavolo della cucina, o nella mia stanza, o nello studio, eppure mi è difficile strutturare un discorso critico ispirato a quelle pagine che non risenta, inevitabilmente, del fermento che mi anima ora…è una fine e un nuovo inizio. E anche al colloquio vorrei essere all’altezza delle mie aspettative, quelle sempre enormi, troppo grandi per essere soddisfatte. Mi emoziona pensare alle persone che amo, accanto a me, e al fatto che possano entrare così in contatto con il mio mondo e capirlo; sono un po’ mie quelle aule, quei corridoi, le strade di napoli che portano alle sedi dell’università, il quarto piano di via duomo, e il cortile con le panchine. Non voglio lasciar andare queste cose, voglio continuare ad esserne parte. Forse è per questo che preferirei continuare a studiare da noi, a "L’Orientale", e per quello che negli anni lo studio universitario a Napoli ha saputo darmi, la ‘scuola’ degli studi culturali, di cui tutti parlano, ma che solo adesso sto conoscendo davvero. Ho così tanto da imparare…

Il mio compleanno, domani, sarà un compleanno diverso, il preludio ad una transizione più grande, che mi terrorizza e mi emoziona. Mi fa sorridere e commuovere, ad ogni modo, che in questo salto, da una parte all’altra del burrone, ho attorno tutto ciò che di meglio si possa desiderare…

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