Rapporto sul ‘sapere’

Sono giorni che provo a formulare dei pensieri coerenti, ma il momento della scrittura arriva inaspettato, quando è tarda sera e avrei voglia di dormire, di riposare gli occhi. Sto riscoprendo il piacere di una vita più disciplinata, bere il caffè bollente o un té con dolcificante davanti al computer, cercare nuovi spazi, più luminosi, che contribuiscano alla maturazione di pensieri meno controversi e di parole meno inaccessibili. Conosco le mie cattive abitudini, l’insonnia dei giorni in cui sono troppo stanca per dormire, la distrazione con cui evito i problemi quotidiani per i immergermi nel mio mondo di preoccupazioni accademiche, la tendenza della mia scrittura ad essere evanescente, i periodi che evitano la conclusione, le perifrasi che provano a dire cose senza dirle realmente: non scanso la responsabilità delle parole, è solo un modo sbagliato di strutturare i concetti. Sono stati giorni di autonalisi, certo non più profonda del solito: la riflessione viene sempre scatenata da un evento e poi se ne distanzia. Ho guardato al senso, senza soffermarmi sull’approccio e ho pensato che c’è qualcosa, dentro di me, di assopito, che ha paura di scatenarsi. E’ la forza di crescere, il coraggio di affrontare percorsi sconosciuti, la capacità di essere del tutto indifferente alle cose che mi destabilizzano, di accantonarle in un angolo quando non c’entrano niente con la mia vita. Credo che, tutto sommato, sia solo un periodo di grande stress in cui, certo, sono venute a galla delle debolezze che conosco da anni, che non mi meravigliano più di tanto. Certe critiche mi fanno riflettere a fondo, mi inducono a smussare certi angoli troppo spigolosi del mio carattere: sbaglio un sacco di cose, lo capisco sempre dopo, ma poi mi rimetto in sesto. Il problema, forse, è che sono una persona tutto sommato impulsiva, che ancora deve scoprire le mezze misure. E’ un po’ tardi per questo, ma ho sempre pensato che le sfumature fossero tutto e invece proprio io non mi accorgevo di vivere senza, agli estremi: quante volte mi succede di perseguire un ideale e di ritrovarmi, poi, a vivere dell’esatto opposto… vorrei non sentirmi indebolita da quello che so di me stessa, e sto combattendo contro l’autocommiserazione per non incorrere nel rischio di crogiolarmi in certe amare consapevolezze. Sto cancellando, forse, la parte che non ho sopportato di una discussione e provando a rendere costruttivo il resto: penso sempre di essere attenta ai dettagli e poi mi sfuggono le cose più banali, convinta come sono della mia interpretazione dei fatti; mi lascio distrarre facilmente dalle cose che penso e anche se mi vanto spesso di essere una persona profondamente incline al cambiamento, sono rigida, quasi inflessibile, rispetto alle mie idee. Voglio imparare, allora, ad essere un’osservatrice capace di cogliere il positivo e anche il negativo delle persone che apprezza con un occhio critico davvero attento ai dettagli. Non voglio più sbagliare interpretazione…

Passiamo ad altro. Ieri sera, quando sono tornata e ho messo la macchina in garage, ripercorrendo il viale buio mi è sembrato di vedere Jordan. Mi manca così tanto e non riesco a capire se è normale o meno, ma non posso cambiare, ora, le cose. Né potevo cambiarle prima. Rileggendo le pagine della tesi, ogni volta che pronunciavo il suo nome mi veniva un vuoto nello stomaco. Probabilmente sembrerà una cosa ridicola e senza senso, ma credo di aver trasferito in lui tutta la tenerezza che avevo per Domenico, quand’era piccolo e me ne sono accorta solo quando poi Jordan è andato via e Domenico è tornato qui. E’ strano come i cuccioli si assomiglino: hanno la stessa reazione alle cose. Ho avuto una grande lezione di vita in queste settimane: non pensavo di poter stare così in pena per Jordan; quando c’è stato quel gran temporale e lui stava giù, nel suo cesto mezzo bagnato, sono stata sotto la pioggia con lui, cercando di coprirlo con l’ombrello. Alla fine è stato inutile perché ci siamo inzuppati entrambi, solo che poi, quando ho provato a costruirgli un riparo con i cartoni e sono salita per fare una doccia calda mi sono sentita profondamente in colpa perché lui era solo e al freddo e io invece avevo dei vestiti asciutti. Ho capito che non posso avere un cane, perché rischierei di trattarlo come un figlio e questo va bene se ci si può prendere cura di lui nel modo giusto, non se si ha una situazione sballata e in bilico per via di ‘incomprensioni’ condominiali e mancanza di collaborazione da parte di tutti. Mi preoccupavo di trovargli una sistemazione accogliente, in alternativa a questa, e poi quando ci sono riuscita, quando ho trovato il posto migliore che potessimo sperare per lui, ci siamo sentiti tutti in difetto per non aver saputo prenderci la responsabilità di tenerlo ed io soprattutto, che la prima sera l’avevo accolto nella mia macchina e nella mia vita, non ero riuscita ad essere più forte delle perplessità degli altri: evidentemente sono suscettibile anche a queste. Mi piaceva pensare che io e te avessimo un cagnolino di cui prenderci cura e che per noi fosse una preoccupazione e un piacere occuparcene. Quest’idea mi aveva incantata.

Siamo agli sgoccioli, adesso, e tutto sommato sono soddisfatta del lavoro. Lo posso dire con maggiore distacco, ora, perché mi sento più forte e più sicura ed è quello che dovevo pretendere da me stessa fin dal primo momento: ma convinta di aver sbagliato qualcosa, e non riuscendo a capire cosa, attribuivo tutto al lavoro fatto male e m’indebolivo. C’è un grande fermento attorno a questa fine, e sono contenta perché sento che c’è affetto e stima da pate di chi mi sta intorno. Il resto non conta molto, ora l’importante è dare il massimo fino all’ultimo giorno, quello più importante e spero di riuscire a tenere i nervi saldi e la concentrazione giusta…

questa, è ovvio, è solo per te…

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One comment

  1. Bristola · giugno 7, 2009

    beh…è raro leggere un\’analisi così lucida e sincera di sè stessi. Devi riconoscerti di essere una persona estremamente trasparente nei tuoi confronti…credo che questo col tempo paghi. Per quanto riguarda la storia di Jordan, ho vissuto qualcosa di molto simile anni fa con Bulma, una cagnolona salvata per strada tempo fa. La presenza di un gatto tiranno in casa (e di una casa troppo piccola) non ci permise di tenerla per cui le abbiamo trovato un\’altra sistemazione. La penso sempre.Per la \’fine\’ del tuo percorso ..che è solo un altro inizio, un sincero in bocca al lupo.

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