Punti di vista

“Seduto al buio, per ore, non ho fatto altro che pensare a quale potesse essere la scelta migliore. Mentre pensavo di andare avanti, in realtà era a ritroso che mi muovevo, lontano dai miei obiettivi, e quando questa verità è schizzata fuori da una bella matassa di incongruenze ho capito che era troppo tardi per i sensi di colpa. Che bisognava prendere di petto la situazione e gestirla con quella forza d’animo che ogni tanto, nei momenti peggiori, continua a sorprendermi. E forse, tutto sommato, ancora sono un ottimista. Mi rincresce essere così dannatamente attento ai dettagli. Se me ne liberassi, di quest’ingombro, baderei ad altre cose; a queste giornate migliori, ad esempio, agli obiettivi di sempre, al desiderio di vedere quei posti che ho solo immaginato. Ma le partenze sono distanti perché è con te che voglio lasciare le terre ingombranti, è con te che voglio prendere il largo, è con te che voglio abbandonare le rotte segnate e perdermi per itinerari sconosciuti soprattutto a me stesso. Mentre gli orizzonti si allargano e la mente spazia, basta un attimo e sono solo davanti al mio pc, a questa tarda ora, e ancora sorseggio un té pensando che mi farà bene, pensando che mi restituirà il sonno. La verità è che sono molto stanco e che non vorrei mai averti delusa; invece ho paura di averlo irrimediabilmente fatto. Hai creduto in me così teneramente, e la tua fiducia mi ha commosso. Non sono stato all’altezza delle tue aspettative, non sono stato capace di portare a termine gli impegni, e anche se so che continui a stare lì, immobile, io ho perso l’occasione. Vorrei dirti che sono stato solo distratto, preso da mille altre cose; che non c’è stato tempo o che ne ho preso dell’altro solo per capriccio. E invece so, in fondo, che non ho avuto la forza di ammettere da subito le mie debolezze, di sanarle, perché per te volevo essere invincibile, per te volevo essere il migliore, ma sono solo questo che vedi, con tutti i miei errori sulle spalle, e basta. Di notte sogno di avvicinarmi a te, ma la tua pelle è incandescente e mi brucia. Non temo marchiature a fuoco, ho solo paura di liquefarmi del tutto. Eppure per te continuerei a correre il rischio. Ma quando mi sei accanto, sento il tuo calore avvolto in una coltre di ghiaccio. E’ solo freddo quello che mi arriva mentre il caldo è un ricordo doloroso, lontano nel tempo. Un privilegio che ho perso da sciocco. Vorrei riscattarmi, e avere il diritto di essere investito dai tuoi raggi; il diritto di illuminarti coi miei. Questi giorni passano senza che io riesca a capire se è un bene o un male e preferisco vivere nell’inconsapevolezza piuttosto che darmi per spacciato, perché c’è stato un momento in cui sono rimasto con te mentre le incomprensioni ci sommergevano e ho continuato a credere che le cose avessero ancora un senso, nonostante tutto, e che lo detenessero di diritto. Anche adesso, nel profondo di me stesso, in quello stesso punto incantato dove so di averti sfiorata, ne sono convinto. Le matasse si sbrogliano e le parole, quelle inutili, si ammutoliscono. Se smettessi di esserne certo dovrei ammettere che ho fallito e che ho visto l’oro dove c’era solo ottone. Se smettessi di esserne certo dovrei ammettere che confondo il sogno con la realtà e le aspettative realizzabili con delle sciocche illusioni. Ma sai, non mi meraviglierei…dopotutto sono ‘solo’ un cantastorie.”

P. Roth

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