Per amore e per onestà

”Non ho mai smesso di abbandonarmi a certi pensieri. La notte lavoro fino a tardi e questo mi permette di entrare in contatto con una parte di me che non è sempre facile ritrovare. Una parte spesso seppellita dalle noie quotidiane, da una vita scandita da tempi che s’incastrano e si rincorrono di continuo. Nessuno ama la sedentarietà, nessuno la desidera realmente. Io sono in movimento perenne, è questa la mia dimensione. Ma nella scossa della corsa, nel vortice della frenesia, c’è sempre un momento in cui so sedermi con lo specchio davanti e dialogare con me. Non ho mai smesso di abbandonarmi a certi pensieri. La costanza forse è l’accento sulla mia indole troppo caparbia, sulla mia visione del mondo, sull’idea che ho di te. Sei rimasta incollata alle cose di sempre e anche quando sei stata più lontana, non ti ho mai veramente persa. Abbiamo continuato a dialogare, pur senza dirci una parola. Ho coltivato le tue parole come semi, che poi sarebbero diventati i bellissimi fiori dai colori che ami. Penso all’autunno che è passato in un soffio e a quest’inverno che mi terrorizzava e che invece è stato un angolo accogliente dove ho potuto trascorrere le notti più fredde. E questo perché non ti ho mai davvero esiliata dalla mia vita, non mi sono mai preso una pausa da te, dai tuoi sbalzi d’umore, dal tuo strano modo di stare in contatto con me, un modo che spesso non ho capito e che altrettanto spesso ho desiderato potesse cambiare. Ora so che seppure essere sinceri con se stessi sia un passo a volte troppo lungo della gamba e malgrado il fatto che raccontare la verità al proprio senso di responsabilità e alla propria rigidità sia spesso estremamente doloroso, l’unica via da percorrere è l’onestà. Per un periodo molto breve ho pensato di poter fare di me quello che il mio pudore mi raccomandava, poi ho capito che costruirsi un castello di carte e pensare che sia una fortezza in cemento armato non fa che renderci più vulnerabili perché arriva sempre la folata di vento, arriva sempre il lieve tremolio del suolo a dissestare gli equilibri e quando succede siamo solo più nudi e più persi perché siamo rimasti scoperti davanti a noi stessi e non sappiamo non vergognarci di quello che siamo: dei bugiardi. Ho capito tutto questo soffrendo sulla mia pelle per tutte le volte che ho mentito a me stesso, per tutte le volte in cui mi sono raccontato una bugia troppo grande. Io non posso essere così sfacciatamente falso, non posso essere così squallidamente disonesto nei miei riguardi, nè posso mai esserlo nei tuoi. E se è vero che l’incognita e l’attesa non saziano mai l’amore, ma anzi, lo nutrono, devo dirti, per amore e per onestà, che non ho mai provato nulla di simile prima di adesso, prima di te. Non ho mai aspettato con tanta ansia un incontro, non mi sono mai tanto imbarazzato ad esprimere i miei sentimenti come mi è successo con te. Dietro ogni sguardo che ti rivolgo, c’è una parola che si nasconde e quella parola dice ‘ascoltami’. Ci sono tanti modi di ascoltare. Se parli, presto attenzione alle storie che mi racconti, e ogni cosa che dici mi resta impressa nella memoria. Se non parli, rincorro i tuoi sguardi finché non arrivo ai pensieri, e allora ascolto quelli. Non sono solo le cose che dici ad essere importanti, ma forse anche di più quelle che non dici tu e quelle che non dico io. Sappiamo ascoltare il silenzio? Sappiamo farci bastare una parola sussurrata per caso o per sbaglio, un gesto apparentemente involontario, le mani che per una millesima frazione di secondo si sfiorano, ed io che non so fare a meno di te, per quanto ci abbia provato, per quanto, a volte, l’abbia acnhe desiderato ? Si, lo so, sono io il primo che ha bisogno di sentirti parlare. Non posso farti grandi promesse, anche se vorrei. E non posso fartene per due ragioni. La prima è che è già difficile, ora come ora, trovare un modo di amarti che non entri in conflitto con le circostanze, e la seconda è che se fosse per me ti prometterei la luna, ma molto dipende dal corso degli eventi e dalla nostra capacità di limitarne al minimo i danni e di essere onesti con noi stessi. Siamo così diversi, io e te. Eppure non lo siamo fin nel profondo, ma anzi, nel profondo delle cose che percepiamo nello stesso modo e con la stessa sensibilità ci ritroviamo quando ci siamo perduti. E’in quella profondità onirica, quando sono quasi sveglio ma sto ancora un po’dormendo, che so quello che significhi per me oggi; hai cambiato il presente e il passato, e il futuro lo vedo attraverso il riflesso del tuo corpo e si ravviva dei colori dell’arancio. E seppure non ti avessi incontrata in questa vita ma in un’altra, forse più fortunata, forse più dignitosa, saresti stata questa stessa scia di luce che mi contamina. Questa stessa scia che mi fa sentire vivo fin nel midollo. E’ questa scia che seguo per amore, per fiducia e per tutta l’onestà che devo a te e al mio cuore.”

P. Roth

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One comment

  1. Bristola · gennaio 12, 2009

    Sembra che tu abbia preso parte delle parole che avevo nel cuore con questo brano. Posso rubartele per il mio blog?ps. Saluti da Betlemme

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