Dalla collana ‘I Quaderni’, novembre 2008 – Associazione Ex Consiglieri comunali – Pagani

Fa un certo effetto ritrovarsi proprio oggi, in clima di forte attivismo studentesco, a dare una forma e un senso ai ricordi dei giorni trascorsi al G.B. Vico da cui, adesso, mi separano quattro anni e mezzo di vita universitaria. Se considerati in termini prettamente numerici, devo ammettere che non sono molti. Ma se denaturati della propria essenza squisitamente temporale e impreziositi dal valore aggiunto delle esperienze che li hanno arricchiti, il vuoto che intercorre tra questi due spezzoni di vita diventa comprensibilmente enorme. Faccio un piacevole sforzo ad accorciarlo, a impregnare questa carta bianca dell’inchiostro semitrasparente del passato, sempre magico e a rischio di scomparsa quando il tempo passa e la condivisione dei pensieri resta un desiderio intrappolato nell’intimità di ciascuno.

I punti d’incontro di noi studenti del classico sono ormai quasi del tutto spariti a Piazza Cianciullo, ed è una cifra, questa, di una società in perpetuo mutare dove le cose di ieri, per quanto importanti e impregnate di una valenza simbolica e significativa, vengono trascinate in un vortice che non risparmia nessuno. E quando oggi, sporadicamente, mi capita di passare davanti al G.B. Vico che, oramai anche i sensi di marcia hanno voluto isolare in un incomprensibile arroccamento urbano quando un tempo le scale d’accesso all’istituto erano state per noi il centro di Nocera e il centro del mondo, quei quattro anni e mezzo a cui accennavo, mi sembrano dieci, quindici anni di assenza e di mutamento. Tuttavia, a questo processo rapidissimo di alterazione degli emblemi dei ricordi, alcuni piccoli segni sopravvivono e mettendo piede nell’istituto, ancora oggi guai e chi passa in mezzo alle due grandi colonne dell’atrio!

Sebbene il volto del G.B. Vico, che nessun ex o attuale studente oserà mai chiamare Gian Battista Vico, perché ‘Gi Bi Vico’ è diventata negli anni una sigla come ‘Ti Vi Bi’, le tracce di quello che è stato il liceo classico per eccellenza dell’Agro Nocerino Sarnese, restano in chi le ha accolte negli anni grazie ai tanti professori che ne hanno fatto la storia, che sono diventati quasi leggenda e di cui ancora serpeggiano aneddoti più o meno veri, più o meno inquietanti, sul web. Ne sopravvive il ricordo assieme ad un forte senso di gratitudine perché chi è uscito dal portone della Grande Emme, come la Grande Mela, ha saputo affrontare la vita a testa alta, forte di quella che un tempo si definiva ‘forma mentis’ ma che oggi si chiama ‘open mind’ e cioè la capacità di scardinare i limiti, e non semplicemente di superarli, facendo perno sulla sensibilità critica e sull’attenzione al dettaglio, doni ben più preziosi di un mero sapere libresco.

Anna Mongibello

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2 comments

  1. Anna · novembre 20, 2008

    SCIAO

  2. Carla · dicembre 12, 2008

    Mi hai fatto venire la pelle d\’oca, perchè per il G.B. Vico ci sono passata anche io e di anni a me ne son passati 8!

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