Il decreto Gelmini approvato, la lotta continua. 30 ottobre assemblea a Palazzo Giusso Occupato

Stamattina Palazzo Giusso, sede dell’Orientale sita in via Mezzocannone, è diventato il cuore pulsante della rivolta contro le manovre finanziarie del governo e contro il decreto Gelmini. Il nostro centro di ateneo ha infatti ospitato tutti coloro che, in vista della votazione in Senato del decreto in questione, hanno voluto portare la propria testimonianza e nutrire con la propria presenza il lungo corteo che si è poi mosso da Largo San Giovanni e, tra slogan e applausi, ha raggiunto Piazza Plebiscito. Ho assistito a questo lungo cordone umano, come forse ne avevo visti solo in tv, che da Piazza del Gesù si è riversato lungo via Toledo. Non solo universitari, stamattina, di tutte le facoltà Partenopee, ognuna col proprio striscione distintivo, ma anche studenti delle scuole medie e superiori. Prima di giungere a Piazza del Gesù siamo passati davanti al Liceo Pimentel Fonseca in Via Benedetto Croce e anche lì, dai presìdi posti fuori alle porte dell’istituto e dagli striscioni appesi alle finestre, ci siamo resi conto della scia rivoluzionaria che sta attraversando la città e la sta mobilitando.

Purtroppo, come capita spesso in queste occasioni, la protesta diventa anche un facile pretesto per tutti coloro che tentano di fare propaganda politica, il che suona alquanto fuori luogo in un momento che, sebbene veda tutti noi sostenitori delle storiche idee della sinistra democratica, dovrebbe più che altro rispecchiare la compattezza degli studenti, di destra e di sinistra, contro dei tagli indiscriminati che cambierebbero la realtà di noi tutti. Trovo quindi un po’forzata la propaganda politica, seppure ideologicamente condivisibile, quando è proprio di strumentalizzazione che veniamo accusati, o meglio, quando la protesta in atto, attraverso un’intollerabile manovra di disiformazione da parte del governo, vuole essere dipinta come l’espressione esasperata di quei pochi ‘comunisti’ che vogliono portare caos e subbuglio all’interno dell’isola felice che il governo ha dipinto per noi. Cerchiamo di non dare adito a questa forma indecente di mascheramento della realtà ed evitiamo di essere tacciati come un pugno di rivoluzionari disinformati e manipolati dall’opposizione. Questa lotta prescinde dagli schiramenti politici di ognuno e costituisce, piuttosto, un atto di coscienza da parte di coloro che condividono l’idea per cui la soluzione di un problema finanziario non può essere perseguita attraverso un taglio indiscriminato di fondi e di forza-lavoro. Risolvere la precarietà in Italia, che avrebbe dovuto essere uno dei punti forti e delle prerogative del governo berlusconiano, non può avvenire attraverso la riduzione degli insegnanti e l’impossibilità da parte di giovani laureati di inserirsi nelle graduatorie statali. Questa lotta si radica nella consapevolezza di un’esigenza di riforma della scuola e dell’università, ma che sia una riforma costruttiva, sensata e soprattutto che faccia perno su un sistema meritocratico e giudizioso.

Il decreto Gelmini è diventato legge oggi, con 162 voti favorevoli e 134 contrari, ma la resistenza non deve fermarsi.

Domani, 30 ottobre 2008 alle ore 10, nel cortile di Palazzo Giusso è indetta un’assemblea d’ateneo, approvata dai presidi di facoltà e in concomitanza della quale è prevista una sospensione di tutte le attività didattiche.

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