L’ORIETALE: PALAZZO GIUSSO OCCUPATO, MA L’ATTIVITA’ DIDATTICA CONTINUA. Una proposta di riforma

A quanto pare la protesta sta prendendo una piega più moderata. Palazzo Mediterraneo è stato liberato e ieri le lezioni sono state svolte regolarmente. Come giustamente qualcuno sosteneva ieri sera a Matrix, in tempi di rivoluzione è più da rivoluzionari continuare le attività didattiche piuttosto che fermarsi anche perché in sostanza abbiamo bisogno di persone capaci di pensare con la propria testa e non di una massa di ignoranti. Credo poi che i movimenti di noi studenti universitari di queste ultime settimane necessitino di una linea guida che dovrebbe essere quella volta al dialogo propositivo e alla giusta informazione. Innazitutto non tutti gli studenti, o almeno quelli con cui ho avuto modo di parlare, sanno che non ci stiamo battendo in prima linea contro la ‘riforma’ Gelmini che in realtà interessa più che altro l’assetto della scuola primaria (elementare). Quello che contestiamo è la legge 133 della finanziaria di Tremonti che prevede tagli pari ad otto miliardi e mezzo da sottrarre all’istruzione pubblica in tre anni. E’chiaro che stiamo attraversando una profonda crisi finanziaria e che è necessario evitare gli sprechi. Ed è proprio questo il punto focale da cui far partire una proposta di riforma dell’università sensata e costruttiva. Mi spiego meglio. Tagliare i fondi in maniera sistematica ed arbitraria agli atenei non costituisce la risoluzione di un problema ma l’aggravamento di una situazione già di per sè precaria quale è quella della ricerca in Italia. Sarebbe opportuno, invece, tagliare laddove se ne presenti la necessità e rendere il sistema dell’assegnazione di fondi un meccanismo basato sulla meritocrazia. In questo modo gli assegni di ricerca andrebbero assegnati a quei ricercatori che di ricerca si interessano in modo pratico e visibile e non a quei ‘baroni universitari’ che percepiscono assegni astronomici senza scrivere una riga e che costringono giovani ricercatori, davvero interessati ad approfondire gli argomenti di ricerca, a campare con uno ‘stipendio’ di ottocento euro al mese (quando gli va bene). Svecchiamo l’università e liberiamola da quelli che l’affollano senza meritarloSe i fondi venissero assegnati ai ricercatori davvero impegnati in attività di ricerca le università farebbero capo a quei ricercatori seri e fidati per ottenere di conseguenza una percentuale sui fondi stessi. In questo modo il sistema comincerebbe a funzionare sulla base del merito e non dell’età o, peggio ancora, della ‘raccomandazione’. Basterebbe un accorgimento così semplice per dare vita ad un meccanismo funzionante e soddisfacente che incoraggerebbe tutti coloro che hanno voglia di fare e taglierebbe fuori dal sistema universitario le figure-ombra che lo affollano. Purtroppo quello che c’è di vero è che da queste parti chi non ha voglia di fare si sente in diritto di campare sulle spalle di chi sgobba e questo logora il senso di giustizia e merito che dovrebbe invece essere alla base di ogni gratificazione stipendiaria. Chi produce di più e meglio DEVE essere gratificato in maniera proporzionale alla qualità e alla quantità di lavoro che svolge. C’è poco da fare. Solo in questo modo gli sprechi potranno essere evitati e i fondi a perdere torneranno nelle casse dello stato. Solo così si constaterà in maniera inequivocabile quali e quante sono le cifre spese inutilmente e quali sono gli investimenti seri e sensati. Proponiamo una riforma dell’università che parta dal merito e non sia una pura e semplice politica di tagli! E’neccesario, ora più che mai, essere propositivi, anche e perché no con una raccolta firme.   
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