Dal romanzo

 

"Una volta ho visto nascere un maschietto di tre chili e otto. Dodici ore di travaglio. L’utero estenuato dalle contrazioni. Una completa dilatazione.

– Spinga, signora – incitava il medico di turno.

La donna urlava. Un’infermiera le teneva la testa dritta e cercava di incuterle coraggio. Sul lettino l’immagine della Madonna. Chissà se lei ha sofferto così, partorendo Gesù.

Al quarto tentativo si sentì un pianto vigoroso. Era nato un bimbo. Lo chiamò Nazim.

 

Per molto tempo mi aspettai che Suhair arrivasse d’urgenza allo stazionamento del pronto soccorso. Tra tutte le donne incinte, mi illudevo di una essenza ambrata in contrasto coi camici bianchi. Giravo per i reparti col timore e la speranza di riconoscerne la voce o la sagoma. In cuor mio sperai che stesse bene, ovunque fosse. Che portasse avanti una gravidanza senza complicazioni. E che non esitasse a cercarmi, se mai ne avesse avuto bisogno.

 

 

– Cos’è successo?-

– Non stavi bene. Ti toccavi il petto e stavi per cadere. –

– Il cuore non mi regge –

– Non si può fare niente? –

– Ai dottori riesce più difficile curare se stessi, che gli altri –

– Sei un medico? –

– Si –

 

Dissi tutto in un sussurro. Lei mi si avvicinò al punto che riuscivo a vedere le impercettibili venature del volto. Aveva un buon profumo. Come di legno fresco e di estate. Abeti molto alti. La testa tra le nuvole. Mi chiese se volevo trattenermi. Dissi di sì. In tutta franchezza non credevo di averne un eccessivo bisogno. Rialzandomi avrei fatto passi lenti e coraggiosi. Avrei preso la mia strada. Ma qualcosa m’invischiò tra la terra e l’oceano della sua presenza. Qualcosa di liturgicamente simmetrico ed essenziale. Come un respiro. Inspirare. Espirare. Lo raccomando sempre ai pazienti, prima di entrare in sala operatoria. – Conti fino a dieci, signora -. Poi il nulla. L’anestesia prende corpo fino al cervello. Il lungo sonno della Bella Addormentata. Il risveglio è faticoso. La notte è sempre immensa in ospedale.

 

                                                                                                                                                                            (Anna Mongibello, Sappi che tutte le strade, Cap. V) 

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2 comments

  1. Pietro · novembre 28, 2006

    In giro per blog e capito in questo veramente interessante….Mi è venuta voglia di leggere il tuo libro!Quando credi arriverà a La Feltrinelli di Napoli?Col tuo permesso, magari, ne darei anche qualche informazione sul mio blog.Ciao ciao

  2. Luna · dicembre 12, 2006

    Bello..come sempre!
    Ti ricordi di me?^^
    Spero tu stia bene!
    -Nera-

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